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di Giuliana Zanella.
Il Museo di Valdenogher illustra un tema non comune, le pratiche alchemiche, per il quale non è disponibile una collezione di oggetti originali. L'eccezione è costituita dalla stessa Casa del Cinquecento e dalla storia scritta nella pietra della sua facciata, che rappresenta il racconto del processo di costruzione della pietra filosofale.
Quello che si propone è un doppio racconto che si intreccia lungo il percorso espositivo e che può evocare la presenza dell'Alchimista. Il primo racconto è quello relativo alla casa, alle sue modificazioni, alla storia rappresentata in facciata e all'alfabeto che ha permesso di svelarne il significato. Il secondo racconto è centrato sulla figura dell'Alchimista e la pratica alchemica.
Le principali fasi dell'Opera alchemica, Nigredo, Albedo, Rubedo, che sono raccontate rispettivamente al piano terra, al primo e secondo piano del Museo, trovano connotazione grafica nell'uso simbolico dei propri colori, nero, bianco e rosso e nelle allegorie espresse attraverso figure animali: corvo, colomba e fenice.
Questi uccelli, che segnano la numerazione delle stanze, indicano il percorso di visita da seguire.
Attraverso il racconto delle vicende culturali in ambito locale e veneto si svelano i pensieri, la concezione filosofica dell'Alchimista, la diffusione della scienza alchemica nella sua unità di pratica metallurgica, credo filosofico e conoscenza astrologica, un viaggio nella cultura e nel clima rinascimentale. Nel Museo si vedranno quindi esposti i testi delle ricerche alchemiche, rielaborati ai fini espositivi.
Lo scopo del Museo non è solo quello di informare ma anche coinvolgere i visitatori; è anche quello di colpire con le immagini ancora prima che con le parole. Molti testi alchemici sono accompagnati da straordinari apparati iconografici allegorici che suggeriscono quel che di misterioso e magico evoca l'alchimia. Basti pensare alle illustrazioni del microcosmo e macrocosmo, dello scontro-incontro degli opposti, delle nozze chimiche e del compiersi dell'opera, delle fasi raffigurate nello "Splendor Solis". Ma in questa occasione non abbiamo originali da esporre. Si è pensato quindi di proporre dei "sostituti", dei, come li abbiamo chiamati, "libri-fantasma", poiché testimoniano e sono costruiti con le immagini dei "libri veri" dell'alchimia. Questi libri sono costruiti attraverso una selezione di immagini riprodotte e testi filtrati per mostrare significati e senso delle cose. Accanto ai pannelli didattici e ai libri di approfondimento, sono collocate, su cavalletto, immagini scenografiche ed effigi di testimoni del tempo e rappresentanti della scienza alchemica (Djabir, Paracelso, ecc.).
Altri oggetti e video-proiezioni consentono di entrare nelle pratiche alchemiche:
. l'athanor, il fornello alchemico che assume l'aspetto di una piccola fortezza ripartita sui tre livelli tradizionali (base per la raccolta della cenere, focolare voltato a cupola, torretta con letto di cenere per gli alambicchi); emblema degli ordini del cosmo e delle mutazioni spirituali, l'athanor è installato tra una grande immagine del laboratorio d'Alchimista e la video-proiezione del fuoco alchemico (fuoco verde);
. la sfera armillare, i cui anelli costituiscono i moti apparenti del sole e degli astri attorno alla terra immobile, che rappresenta quindi la conoscenza astronomica nella concezione tolemaica;
. la rappresentazione delle relazioni tra macrocosmo e microcosmo, le catene o influssi degli astri sull'uomo astrologico e i minerali;
. una video-proiezione della trasmutazione della materia, l'uomo di luce o arcobaleno.
Nel locale del fornello e nella cantina, dove la funzione che vi si svolgeva è immediatamente percepibile, sono esposti alcuni oggetti "evocativi" come una serie di alambicchi, strumenti da laboratorio, le botti con il vino, i sali di tartaro (cristalli che si formano nelle botti, preziosi per la pratica alchemica), il salnitro ed il drago che, allegoricamente, li rappresenta.
In un ambiente è rappresentata l'Atalanta fugiens del medico e alchimista secentesco Michael Maier, testo poetico con stupende immagini allegoriche e rilevante testo musicale espresso in 50 fughe. Musica e canto sono del Coro Primula Vernalis di Venezia.
Nell'edificio Ottocentesco, adiacente la Casa del Cinquecento, si trovano il punto informazioni e vendita, una sala di lettura collegata in rete e corredata di PC, nei quali è disponibile un ipertesto relativo ai racconti del Museo.
L'ingresso di questo edificio è strutturato, come reception e piccola biblioteca tematica, con riferimento allo "Studiolo di San Gerolamo" di Antonello da Messina, con evidente richiamo allo studio e allo straordinario interesse rinascimentale verso i libri e le fonti classiche dei maestri. Molti testi alchemici degli antichi furono ordinati, commentati e stampati in questo periodo (alchimisti da scriptorium).
I criteri per l'allestimento hanno privilegiato una particolare sobrietà dell'esposizione. Si sono rifiutate "le ambientazioni" preferendo l'esposizione, come è stato detto, di pochi oggetti, allusivi di concetti e spunti che inducono curiosità e desiderio di approfondimento. Una struttura edilizia così delicata non può sopportare allestimenti invasivi e prevaricanti.
Le strutture espositive proposte evocano arredi e atmosfere domestiche (i tavoli, lo scrittoio che porta i "libri- fantasma", ecc.); sono strutture discrete che assolvono la loro funzione senza confondersi o occultare le pareti dipinte, nella ricerca di un'armonia con la spazialità degli ambienti.
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